lunedì 21 maggio 2018

L'amore mi chiede di te (L. Scali)

Da tempo aspettavo il momento propizio per conoscere Lucrezia Scali leggendo uno dei suoi libri. Quel momento è arrivato anche se sono partita dalla fine, dall'ultimo dei suoi libri: L'amore mi chiede di te.

I protagonisti del suo racconto sono Selva ed Enea
Selva è una ragazza che è arrivata da poco a Roccamonte, paese di cui Enea è il sindaco. Ha deciso di aprirvi una tisaneria spinta da motivi molto personali: è il legame che ha avuto con sua nonna a spingerla in questa direzione. Un legame molto forte che è ancora vivo, nonostante la morte della nonna.   
Enea è un sindaco giovane che mi ha subito ispirato simpatia. Sarà per deformazione professionale - io lavoro con il sindaco della mia città ed è giovane anche lui - ma mi ha davvero divertita saperlo alle prese con i problemi quotidiani di una cittadina dove tutti si conoscono e fanno parte di un'unica grande famiglia. Selva alimenta molta curiosità a Roccamonte e all'inizio sono tutti molto scettici nei suoi confronti tanto più se si pensa che la ragazza ha un dono, ereditato dalla nonna, una sensibilità particolare nei confronti delle altre persone, tanto da comprendere le loro difficoltà ed aiutarle con un rimedio naturale. 

Entrambi i protagonisti si sono lasciati un passato alle spalle, amori finiti male e rapporti di famiglia, in particolare per quanto riguarda Selva, piuttosto complicati soprattutto con la madre. E' quello con la nonna il legame più forte e sarà proprio lei a starle anche dopo la sua morte.
Le strade di Selva ed Enea si incrociano e, nonostante l'iniziale volontà di entrambi di non lasciarsi coinvolgere, ben presto le cose tra loro cambieranno. E' tutto così bello - nonostante le loro diverse personalità - che quasi non sembra vero. 

E' tutto così bello che nel momento in cui il passato di Enea torna a bussare alla porta, Selva si trova di nuovo un amore che si sbriciola in fretta tra le sue mani.

Ciò che più mi è piaciuto di questa storia è stato il legame tra Selva e sua nonna. Ammetto di essere molto vulnerabile quando si parla di legami tra nonne e nipoti. Selva si sentiva a casa con sua nonna Olimpia, sapeva di essere amata senza se e senza ma, amata ed apprezzata per quello che era, compreso il suo dono. Non avrebbe potuto essere altrimenti visto che sua nonna era come lei. La mamma no. La mamma l'ha sempre allontanata e tenuta in disparte considerandola come diversa.
Ma con la nonna era tutta un'altra cosa.
La narrazione propone il doppio punto di vista di Enea e di Selva ma si snoda anche su un doppio piano temporale visto che all'oggi vengono anche alternati spezzoni di un passato che ha lasciato segni importanti in ognuno di loro.
E' una storia d'amore che si segue con piacere. All'inizio ho avuto l'impressione che si fossero abbattuti parecchio i tempi (tutto molto veloce, quasi come se si stessero tirando le somme troppo in fretta) ma poi, con l'evolversi dei rapporti tra i due, questa velocità iniziale passa in secondo piano. 
Non è tutta in discesa la loro storia e sopraggiungono degli ostacoli inaspettati. 
Sulle prime il modo scelto da Enea per affrontare l'ostacolo che si frappone tra lui e Selva mi ha fatto innervosire... però l'ho compreso e non mi sono certo sentita di giudicarlo.
Il finale mi è piaciuto e me lo aspettavo (o me lo auguravo, forse è più corretto).

E' una lettura piacevole, bellissima la figura della nonna che mi è rimasta impressa così come la storia a lei collegata che arricchisce ancora di più ciò che accade tra Selva ed Enea.
Storia tracciata con i toni dell'ironia ma non per questo superficiale. Lettura consigliata  a chi ama le belle storie d'amore ed un pizzico di mistero.

Con questa lettura partecipo alla Challenge Di che colore sei? in quanto titolo adatto per lo spicchio rosa, obiettivo  1 (autrice italiana).

Partecipo inoltre alla Visual Challenge in quanto titolo bonus per questo mese.

sabato 19 maggio 2018

Sete (J. Nesbø)

Siamo arrivati alla fine, all'ultimo libro (per il momento pubblicato) della serie di Harry Hole.
Ultimo per ora, visto che nelle ultime pagine l'autore apre uno spiraglio che fa pensare che Harry debba tornare ad indagare.
Mi è capitato di leggere, tempo fa, un'intervista all'autore nella quale dichiarava che il suo personaggio di punta è destinato a morire (chi non lo è?) e che non gli sopravvivrà, non intende permettere che altri possano pensare a portare avanti le sue storie. Bhè, io auguro lunga, lunghissima vita ad entrambi, sia all'autore che al suo personaggio!

Ancora una volta Harry tenta di stare lontano dalle indagini sul campo. E' un insegnante a tempo pieno, ha una vita finalmente serena con la donna che ama e con suo figlio, non ha più niente a che fare con alcol e droghe. E' un docente della scuola di polizia di Oslo, quella stessa scuola che frequenta Oleg, suo figlio.

Ma Harry Hole non è nato per fare l'insegnate. Nel momento in cui Oslo viene bagnata dal sangue di due donne trovate morte e di una ferita sulle scale di casa, con terribili segni addosso, Hole torna sul campo anche se, come spesso gli capita ultimamente, non vorrebbe.

Ecco, questa cosa mi è sembrata un pochino ripetitiva. Oramai sappiamo (parlo al plurale riferendomi a chi ha letto tutti i libri della serie e conosce il personaggio) che Harry non riesce a stare lontano dalle indagini e non è la prima volta in cui lo troviamo lontano e tranquillo ma, comunque, legato a doppio filo ad indagini che ogni volta lo toccano da vicino (o per via della sua famiglia, o perchè viene tirato dentro per i capelli da situazioni pregresse). 

Harry è un segugio, è il migliore e il lettore che ha seguito la sua serie lo sa bene.
Tentare di tenerlo fuori, affibbiargli una vita tranquilla non funziona.

Ed è proprio lui a dimostrarlo ogni volta, tornando ad indagare, più in gamba che mai. Se le cicatrici sul suo corpo si moltiplicano ogni volta, se la sua famiglia si trova in un modo o nell'altro minacciata in modo diretto da criminali (o da altri che, pur non essendo criminali, hanno il potere di tenere Harry in scacco) fa tutto parte del gioco. O meglio, fa tutto parte della storia. Non mi va proprio di paragonare ciò che accade ad un gioco. Tutto è meno che un gioco!

Come di consueto  Nesbø crea dei diversivi, introduce storie e personaggi che sulle prime sembrano una divagazione ma che, a ben guardare, non lo sono affatto.

Mi sono ritrovata con carta e penna in mano, durante la lettura, per prendere appunti sulle mie deduzioni, sui vari personaggi, sulle situazioni e devo dire che non mi aspettavo affatto il finale proposto. Tanti gli indizi che vengono disseminati tra le pagine (tante, 636) e come al solito Harry si mette in gioco in prima persona. 

E' un personaggio dalla personalità complessa: è un uomo tormentato, non ha avuto una vita facile ma pare aver raggiunto un suo equilibrio. Questo traspare dalle primissime pagine del libro Sete, numero 11 della serie.
A ben guardare, però, non è proprio così. Le sue debolezze, il suo malessere latente tornano a bussare alla porta con insistenza. Non è un uomo invincibile (anche se in certi momenti il lettore è indotto a pensarlo, visto come si riprende da situazioni che avrebbero di certo ammazzato chiunque altro) e non teme di mostrarlo. E' un uomo: ha le sue paure, i suoi punti di forza, le sue tentazioni, i suoi sentimenti. Tutto ciò, sommato ad una particolare abilità nel compiere indagini ne fanno un personaggio si successo.

Nesbø non ha mai risparmiato i particolari delle efferatezze che vengono compiute ad Oslo nei suoi racconti ma questa volta, secondo il mio parere, ha calcato parecchio la mano. Harry ha a che fare con un vampirista. Non un vampiro, un essere sovrannaturale o uno spirito che arriva dall'oltretomba. No, non è questo il punto. Si tratta di un vampirista, un uomo vivo e vegeto che tiene comportamenti che emulano quelli dei vampiri. Credo che sia chiaro, no?
Conoscendo lo stile di Nesbø e la tipologia di storie che ha imbastito nel proporre la serie Harry Hole non mi meraviglia più niente ma ammetto che in alcuni punti mi sarei risparmiata determinati dettagli. I vampiri non mi sono mai piaciuti. I vampiristi, a dire il vero, nemmeno.
Tutto in perfetto stile  Nesbø, comunque.

Inutile dire che sia rimasta incollata alle pagine (anche questa non è una novità) fino alla fine e che in alcuni passaggi ho temuto di perdermi. E' anche questa una caratteristica di Nesbø: le storie non sono mai troppo lineari ma è come se il lettore camminasse su un corridoio ai due lati del quale si imbatte in innumerevoli porte che si aprono l'una dopo l'altra fornendo molteplici dettagli e molteplici situazioni di cui deve prendere atto per poter arrivare fino alla fine del suo percorso.
Ammetto che non tutti i passaggi sono stati di immediata comprensione, per me, ma ho seguito benissimo la storia grazie anche all'attenzione richiesta dai meccanismi messi in gioco da Nesbø.

Harry mi mancherà, lo so già. Ho appena finito di leggere la sua ultima avventura e già mi manca. Spero che l'autose si sbrighi a partorire una nuova storia.

Una nota, prima di chiudere. Sento spesso chiedere se c'è un ordine per leggere i libri di questa serie. Bhè, come ogni serie è evidente che vada letta in ordine. Io sulle prime ho saltato qualche passaggio e mi sono resa ben presto conto di aver sbagliato per cui se posso dare un consiglio, per apprezzare appieno la storia di Harry Hole, si deve iniziare dal primo della serie. Ciò non toglie che ognuno sia una storia autoconclusiva ma ci sono comunque legami che, per essere compresi per benino, vanno approfonditi con il dovuto ordine:
  1. Il pipistrello
  2. Scarafaggi
  3. Il pettirosso
  4. Nemesi
  5. La stella del diavolo
  6. La ragazza senza volto
  7. L'uomo di neve
  8. Il leopardo
  9. Lo spettro
  10. Polizia
  11. Sete
Con questo libro partecipo alla Challenge Di che colore sei? in quanto titolo adatto per lo spicchio giallo, obiettivo  2 (autore straniero).
Partecipo inoltre alla Visual Challenge in quanto in copertina compare un'ombra (dalla mia foto non si vede bene perchè l'uomo è tagliato, ma c'è) per questo mese di gara.


venerdì 18 maggio 2018

Voci nel parco (A. Browne) - Venerdì del libro

Compiere un'azione, in presenza di altre persone, assume un diverso sapore a seconda del punto di vista da cui tale azione viene guardata.

Con Voci nel parco,  il lettore si rende conto proprio di questo.
Pubblicato di recente (per la prima volta in Italia) l'albo, scritto ed illustrato da Anthony Browne, offre quattro diversi punti di vista da parte dei persgonaggi che si incontrano, o che si imbattono l'uno nell'altro. Stessa ambientazione per le varie situazioni ma personaggi diversi che vedono dal proprio punto di vista la loro passeggiata nel parco e gli incontri con gli altri.

Il parco è sempre lo stesso così come la passeggiata è quella. Ciò che cambia è l'umore dei personaggi, la loro predisposizione all'incontro con l'altro, i loro pregiudizi e le loro sensiblità.
Il tutto emerge con testi scritti con caratteri diversi - un carattere per ogni personaggio o coppia di personaggi - con un diverso registro linguistico e con illustrazioni ricche di dettagli e di colori.
La prima voce a cui viene dato spazio è quello di una mamma che accompagna al pacro suo figlio ed il loro cane: è una mamma piuttosto schiva, che non sembra affatto contenta di un'uscita al parco. E' piuttosto arrogante a dire il vero, e vede quello splendido ambiente che è il parco come un luogo da evitare, carico di pericoli e foriero di brutti incontri.

La seconda voce è quella di un papà disoccupato: anche lui va al parco con sua figlia ed il suo cane ma il suo atteggiamento è del tutto precedente a quello della signora della prima voce.

La terza voce è quella del figlio della signora di poco fa: a differenza di sua madre, il ragazzino vive positivamente l'esperienza dell'uscita al parco grazie anche ad un incontro, quello stesso che invece sua madre guarda con scetticismo.

La quarta voce è proprio di questa bambina ed il personaggio più allegro e spensierato in assoluto. La sua solarità e positivià permettono di chiudere la lettura con un sorriso sulle labbra.

Due bambini e due adulti che danno un sapore diverso allo stesso evento. 
Un albo che fa riflettere. Un albo da guardare oltre che da leggere.
Bel formato cartonato, grande quanto basta per poter osservare al meglio le immagini e seguire la storia. Adatto anche per letture a voce alta dove i più piccoli vengono invitati a seguire proprio le immagini, a completamento delle parole.

Suggerisco questo albo illustrato per il Venerdì del libro. Edito da Camelozampa nella collana Le piume, consigliato dai 6 anni d'età.

martedì 15 maggio 2018

Ignite me (Tahereh Mafi)


L’avevamo lasciata nel mezzo di una guerra dagli esiti incerti. La ritroviamo sconfitta, senza i suoi amici, senza più una base in cui rifugiarsi – andata completamente distrutta durante lo scontro, per via di un bombardamento – ma con un nuovo compagno di avventure.
Juliette, la diciassettenne che nel tempo ha scoperto di avere dei poteri, un’energia del tutto particolare nel suo corpo, si trova a fare i conti con Warner. Quel diciannovenne che nel primo libro della serie Shatter Me era stato descritto come il più cattivo in assoluto, ora le è accanto, la consola, la cura, la accudisce.
I conti non tornano a Juliette.
Anche se la figura di Warner ha avuto un ruolo del tutto diverso nel secondo libro della serie da quello avuto nel primo, questa volta è irriconoscibile. Non è più lui e all’inizio Juliette fa fatica a crederlo.
E’ proprio la figura di Warner a catalizzare l’attenzione nel terzo ed ultimo libro della serie di Tahereh Mafi.

Ma andiamo con ordine, giusto per fare il punto per chi non avesse letto gli altri due (che però sono obbligatori e vanno letti in ordine trattandosi di una trilogia).

Juliette è una ragazzina che ha vissuto quasi un anno in isolamento convinta di essere un pericolo per l’umanità: il suo tocco è letale e la morte accidentale di un bambino al quale tentava di salvare la vita ne è la prova. Quella Juliette è stata la protagonista del primo libro della serie Shatter me. Aiutata da Adam, un ragazzo da sempre innamorato di lei, ha avuto Warner come nemico. Il giovane, figlio del Comandante della Restaurazione, voleva usarla come alma letale per mettere in ginocchio gli avversari.

Juliette scopre di non essere la sola ad avere un dono: ci sono altre persone che hanno poteri come lei, diversi dai suoi ma altrettanto particolari. Viene accolta nel Punto Omega dove tutti le sono simili, in un modo o nell’altro e l’obiettivo è quello di ribellarsi alla Restaurazione. Juliette accoglie il progetto e diventa una di loro. Adam è sempre accanto a lei ma irrompe la figura di Warner che, si scopre, ha anch’egli un dono. Questo nel secondo libro della serie che si conclude con lo scoppio di un tremenda guerra: il Punto Omega si ribella alla Restaurazione.

Juliette scopre di essere rimasta sola. O, almeno, è quello che crede sulle prime. Warner l’ha portata in salvo e la sta nascondendo. E qui la situazione cambia. L’autrice propone un capovolgimento di fronte che sembra un tantino artefatto, sulle prime: Warner l’assassino si rivela essere un ragazzo oppresso fin dalla tenera età da un padre che lui stesso vuole fare fuori da tempo, oggi più che mai. Warner l’assassino diventa un ragazzo innamorato.
Warner l’assassino diventa un ragazzo pronto a fare la sua parte per fermare la Restaurazione, annullare il potere di suo padre e dare al mondo un nuovo futuro. Ma non lo fa in prima persona. Non è lui l’uomo adatto. Sarà lei, Juliette, a prendere in mano le sorti del mondo. E Warner farà tutto ciò che sarà nel suo potere per aiutarla.Non sarà facile creare equilibrio in una situazione di questo tipo. 
Tantomeno se entrano in gioco i sentimenti.

Questo ultimo libro della serie mi è piaciuto più degli altri in quanto a struttura narrativa e a contenuti. I personaggi crescono, Juliette acquisisce maggiore sicurezza ed è una ragazza del tutto diversa da quella impaurita e sottomessa dell’inizio dell’avventura. Ora è consapevole delle sue capacità, riesce a controllare il suo dono ed anche ad amplificarlo tanto da diventare indistruttibile.
Un aspetto che mi ha colpita fin dalle prime pagine di questo libro è l’impressione che nessuno sia più tanto preoccupato della pericolosità del suo tocco. Si passa dal terrore puro delle primissime pagine del primo libro alla convivenza serena con la consapevolezza di avere un tocco letale. L’ho notato subito. Ma non l’ho considerata un’incongruenza visto che Juliette ha imparato a controllare il suo dono ed è questa una delle caratteristiche più importanti della situazione attuale.
La personalità di Juliette evolve anche dal punto di vista sentimentale, prende consapevolezza di se e fa una scelta importante.
Inutile dire che il personaggio che stupisce maggiormente sia quello di Warner. Crolla un castello di carte sul suo conto, tanto da far temere fino all’ultimo che ci possa essere qualche inganno sotto. Tutto troppo bello, tutto troppo semplice.

Secondo me ciò che penalizza questo terzo romanzo della serie è il finale. Un finale affrettato, che arriva con estrema semplicità. Arrivata al 92% della lettura mi sono detta come avrebbe potuto donarci, l’autrice, un finale degno della serie con solo un 8% di pagine ancora da leggere e, onestamente, trovo che sia il punto debole dell’intera narrazione.

Ciò non toglie, comunque, che il mio giudizio sia comunque positivo: è un libro diverso dai precedenti, meno impostato sullo scontro e sulla violenza, più sulla crescita dei personaggi.

Devo ammettere di aver avuto un profondo moto d’affetto per Adam e devo ammettere che, nonostante l’exploit di Warner, Adam resta il mio preferito. Il buono per eccellenza nonostante i suoi limiti e le sue debolezze.

Finale un po' debole ma gran bel libro, colpi di scena, capovolgimenti di fronte e una protagonista che riscatta i giorni in cui c'è stato chi l'ha fatta sentire una nullità e chi l'ha portata sull'orlo della pazzia.

Con questa lettura partecipo alla Challenge Di che colore sei? in quanto titolo adatto per lo spicchio nero, obiettivo 1 (libro di una serie, ma non il primo).
Partecipo inoltre alla Visual Challenge in quanto in copertina compaiono fiori, utili per questo mese di gara.

domenica 13 maggio 2018

Il matrimonio di mia sorella (C. Pennati)

Celeste si sposa. 
E' arrivato il grande giorno. 
Tutti i dettagli della cerimonia in grande stile che la unirà a Roberto sono stati definiti da tempo ed è iniziato il conto alla rovescia per il momento del . L'abito è fantastico, le scarpe da principessa con tacchi a spillo vertiginosi, l'acconciatura sistemata nei minimi particolari e la famiglia si sta radunando per l'occasione.

Anche Agnese fa parte della famiglia di Celeste. E' sua sorella maggiore. La sorella sempre disponibile per tutti, la mediatrice, qualla più equilibrata delle due, colei che, invece, una cerimonia in grande stile per il suo matrimonio non l'ha voluta. Quando sposò Luca, padre delle sue due figlie, fu la pietra dello scandalo soprattutto per quella madre che, oggi, si accinge a vivere quella cerimonia da sogno che ha sempre avuto in mente per un matrimonio degno di essere chiamato tale. E che dovrà essere perfetta.

Il matrimonio di mia sorella mette a nudo personaggi che, nell'arco di poche ore - quelle che mancano al matrimonio - si trovano ad affrontare le proprie fragilità, i propri dubbi, le proprie paure. E se è la promessa sposa una di coloro che si mette in discussione, la situazione diventa piuttosto precaria.

Ma non è la sposa la protagonista del libro. La protagonista è Agnese. E' lei che racconta ciò che accade, lei che - per prima - confessa a se stessa la sua insoddisfazione, lei che si trova a fare i conti non solo con i propri pensieri ma anche con situazioni del tutto inaspettate e storie che vengono alla luce in un momento in cui, di norma, si dovrebbe pensare solo a ciò che sta per accadere davanti all'altare.
Non c'è niente da fare, da quando sono diventata madre il metro con cui misuro le scelte sono le mie figlie. Le ho adorate da subito e credo sarà così per sempre. Ovviamente sono sfinita, come tutte le donne che hanno dei bambini di cui farsi carico. Una casa da mandare avanti. Un lavoro. Una madre che rompe. Un marito da accudire. E il solo pensarlo fa risultare la mia vita di una banalità sconcertante.
Sente di essere una madre incerta, di non essere abbastanza brava, abbastanza sicura, abbastanza giusta e, come se ciò non bastasse, non si piace. E' da sempre in conflitto con il suo corpo, ora più che mai. Ora che sente il proprio matrimonio come una minestra fredda rimasta troppo a lungo sulla tavola, ora che sente di aver bisogno di calore. Quel calore che non arriva come dovrebbe o che arriva, se vogliamo, da una direzione sbagliata.
Io vado in camera a leggere, lui è davanti alla televisione, lui sceglie il calcetto con gli amici, io il cinema. Io faccio le pulizie, lui va al parco con le bambine. Io vorrei sentirmi dire che sono brava, lui è stufo che glielo chieda. I gesti che fino a ieri erano piccoli sassi buttati uno sull'altro, oggi sono una montagna insormontabile.
Agnese si renderà conto, però, di non essere l'unica a dover affrontare delle difficoltà nel suo essere donna, figlia, moglie e madre. Se ne rende conto davanti ai dubbi di Celeste, davanti alla storia di Fiamma, davanti ai segreti di zia Rosa...

L'autrice ha imbastito una storia che è la somma di tante storie e lo ha fatto con delicatezza ed intensità. Da una pagina all'altra mi sono sentita vicina a quei personaggi - per lo più femminili visto che sono le donne della famiglia in primissimo piano - che hanno saputo toccarmi il cuore. Ognuno a modo suo. In modo più o meno intenso. Ma tutti l'hanno fatto. 

Mi è piaciuta Agnese. Mi ha intenerita e mi ha fatto pensare che molte donne si potrebbero rispecchiare in lei, in un modo o nell'altro. Anche io, a dire il vero. 

Più di tutti, però, ho amato la zia Rosa. Ho amato la sua discrezione, la sua delicatezza, la sua capacità di ascoltare senza mai giudicare, il suo modo di stare accanto alle sue nipoti ed anche la sua forza di volontà, il non volersi arrendere alla rassegnazione, la dignità con cui porta il peso del suo passato. E' una donna anziana, sola... e mi ha anche fatto riflettere su quanto poco, spesso, i membri di una stessa famiglia si conoscano davvero. Quanto poco si parli, quanto poco si condividano le proprie pene ma anche le proprie gioie tanto da diventare quasi estranei, a volte. 

Le descrizioni accurate dell'autrice mi hanno permesso di focalizzare l'immagine di quella vecchietta che mi ha fatto tanto pensare a mia nonna e a quanto poco io abbia prestato l'orecchio alla sua storia, alla sua vita.
Ho avuto la sensazione che l'unico aspetto rimasto in sospeso sia il rapporto di Agnese con suo marito. Chissà che l'autrice non voglia approfondire la faccenda in un futuro volume?

Narrazione scorrevole, intensa e mai banale, la storia si svolge - come accennavo - nell'arco di poche ore con qualche feedback che si alterna a scene correnti. In alcuni momenti ho avuto l'impressione di perdere la cognizione del tempo nel senso che non mi rendevo conto di quanto fossimo vicini o lontani dall'arrivo in chiesa e questo è l'unico appunto che potrei fare all'autrice: l'aver concentrato molto in un arco di tempo tanto breve. 

Ho apprezzato anche il formato del libro, comodo da tenere in borsa ed ho avuto la dimostrazione di come non sia necessario scrivere delle storie lunghissime per dare intensità ad un racconto.

Mi sento di consigliare questo libro in occasione della festa che si celebra oggi, la Festa della Mamma. Potrebbe essere una bella idea regalo per una mamma che voglia mettersi in gioco seguendo i ragionamenti delle varie donne - mamme, figlie o mamme mancate - che compaiono nel romanzo.

Ps. non lasciamoci ingannare dal titolo. Non è un romanzetto rosa. Per niente. L'amore aleggia tra le pagine ma è qualche cosa di diverso, di più profondo ed intenso.

Con questa lettura partecipo alla Challenge Tutti a Hogwarts con le 3 ciambelle nell'ambito della macro-categoria Il ghirigoro come titolo suggerito dalle organizzatrici, che ringrazio per avermi fatto conoscere Agnese, zia Rosa e tutti gli altri, gatto compreso!
 

venerdì 11 maggio 2018

Fandom. Saresti disposta a morire per la tua storia preferita? (A. Day) - Venerdì del libro


Chi non ha mai sognato di vivere in prima persona un’avventura letta in un libro? Chi non ha mai desiderato di essere l’eroina di turno, accanto all’affascinante protagonista maschile del libro che si preferisce? In tanti, credo.

Lo sa bene Violet che è pronta ad incontrare i protagonisti del film tratto dal suo libro preferito, un romanzo che conosce benissimo, un romanzo che ama, che potrebbe recitare a memoria e che non farebbe alcuna fatica a vestire i panni dell’eroina: Rose, la coraggiosa Rose. 

Il libro che Violet conosce a menadito, battuta dopo battuta, che ha letto e riletto – arricchito poi dai dettagli amplificati nel film che ne è stato tratto – è “La danza delle forche”. Rose è il suo personaggio preferito ed è proprio come sua cosplayer che sta andando, assieme a suo fratello minore Nate e alle sue amiche Alice e  Katie, ad un evento in costume alla presenza degli attori che hanno interpretato sotto ai riflettori la bella Rose ed il protagonista maschile, l’affascinante Willow.

Giunta al cospetto dell’attore accade qualche cosa di strano: urla, crolli, un corri corri generale al termine del quale Violet, Nate, Alice e Katie si trovano nel mezzo di uno scenario completamente diverso. Sono dentro la storia. Davvero.  Non per finta. Ci sono urla diverse da quelle che i quattro hanno lasciato all’evento in costume, persone diverse da quelle che avevano accanto. C’è Rose ma non è l’attrice. E’ la vera Rose che, però, viene colpita a morte e… nel libro non è proprio così che accade.

Violet non ci mette molto a comprendere di essere protagonista, assieme a suo fratello ed ai suoi amici, di una pericolosa avventura, quella nata dalla fantasia dell’autrice del libro e che ora, a quanto pare, reclama la sua presenza.

Fandom è un libro distopico, con un mondo violento dove ci sono dominatori e dominati, chi soffre e chi fa soffrire. Un genere che non mi è molto familiare e che faccio anche un po’ fatica a recensire, per la verità. Un libro che nei primi capitoli mi è sinceramente sembrato un tantino noioso e poco coinvolgente. Per fortuna il ritmo aumenta da un certo punto in poi e Violet cambia: il suo personaggio si evolve – sono le circostanze che impongono un cambiamento – e da ragazza insicura e sempre pronta a fantasticare sulle ali della sua storia preferita, si scopre coraggiosa e pronta a tutto per amore. Ma non sarà l’amore per un ragazzo a motivare il suo sacrificio bensì l’amore per quello che considera il suo popolo.

Il libro si apre con Violet che, preso il posto di Rose, è consapevole di avere un cappio al collo che l’aspetta: sarà impiccata per amore. Del suo popolo, appunto. Un sacrificio che è pronta fare con le intenzioni di riportare in linea tutti gli elementi necessari per poter tornare alla sua vita di sempre assieme a suo fratello e alle sue amiche lasciando che il libro torni ad essere solo un libro, una storia inventata.
Ma non sarà tutto così semplice e non è poi così scontato che tutto vada come previsto, come raccontato dall’autrice. L’arrivo di Violet e degli altri – non previsti dal romanzo - porta scompiglio nel canone della storia. Come si potrebbe pensare che tutto possa andare per il verso giusto, come se niente fosse?

Ci ho messo un po’ ad entrare nel racconto, probabilmente per via del fatto di non essere molto abituata a leggere il genere distopico. Devo dire, però, che una volta abbattuti gli steccati che probabilmente avevo eretto fin dalle prime pagine, sostenendo che non fosse il genere per me, la lettura è andata avanti spedita. E mi sono anche fatta catturare ed affascinare dai cambi di scenario, dai colpi di scena, dalle inaspettate situazioni che hanno avuto Violet come protagonista. Mi è piaciuto come Violet ha affrontato quella che è diventata la sua realtà, seppur in un mondo che conosceva solo come invenzione romanzata, con coraggio e a testa alta nonostante le delusioni, i tradimenti (o presunti tali), le perdite. Ammetto di non essermi trovata in sintonia con lei in alcuni momenti – quando, ad esempio, sceglie le sue amiche piuttosto che suo fratello – ma l’ho anche ammirata per alcune decisioni prese, soprattutto verso la fine. Decisioni che la Violet delle prime pagine del libro non sarebbe mai stata capace di prendere. Mi piacciono i personaggi che maturano strada facendo e che si dimostrano capaci di assumersi delle responsabilità.
Lei lo fa senza pensarci troppo.

Il personaggio che mi è piaciuto più di tutti, però, non è quello della protagonista ma un personaggio secondario ne “La danza delle forche”: Ash. Si tratta di un bel giovane che, come la stessa Violet più volte sottolinea, nella storia originale è secondario ed è una specie di ombra di Rose. Ora che Violet è impegnata a salvare il suo popolo, però, Ash non è affatto secondario. E’ un ragazzo forte e coraggioso ma anche molto tenero ed onesto. Mi è rimasto positivamente in mente.
Un aspetto, in particolare, mi ha colpita: come la bellezza, una volta tanto, possa essere un ostacolo. L’amica di Violet, Alice, è troppo bella per poter affrontare senza problemi l’avventura che si pone loro davanti. Di solito la bellezza è un’arma in più per affrontare di petto la vita ma all’inizio del racconto per Alice non è così. E’ piuttosto un ostacolo avere delle gambe lunghe, dei morbidi capelli che accarezzano le spalle… Anche in questo caso si ha un capovolgimento di fronte che mi è piaciuto. Il ruolo che ha avuto Alice nella storia mi è piaciuto, seppur con le sue contraddizioni, le sue debolezze e le sue tentazioni. L’altra amica – Katie – resta in secondo piano rispetto ad Alice.
L’autrice ha imbastito una trama ricca, con tanti elementi e tante sfaccettature, nonostante un avvio a mio parere un po’ a rilento.

Il finale? Un po’ prevedibile ma giusto. E lascia anche aperta, secondo me, la possibilità di un sequel.
E’ un libro che consiglio agli amanti del genere e segnalo per questo Venerdì del libro. Lo consiglio anche a chi volesse avvicinarsi per la prima volta a storie di questo tipo.

Con questa lettura partecipo alla Challenge Tutti a Hogwarts con le 3 ciambelle nell'ambito della macro-categoria Il ghirigoro
 
Partecipo inoltre alla Challenge Di che colore sei? in quanto titolo adatto per lo spicchio nero, obiettivo 2 (distopico).