venerdì 20 aprile 2018

Un padre è un padre (C. Fiorello) - Venerdì del libro

Sapevo che Catena Fiorello fosse una scrittrice ma non mi ero mai imbattuta in suoi romanzi prima di avere tra le mani Un padre è un padre.
Un libro che ho letto lentamente e che, purtroppo devo dirlo, ho lasciato e ripreso più volte, intervallandolo con altre letture.

La storia non è male: una giovane donna, cresciuta con sua madre senza mai aver  conosciuto suo padre, si ritrova tra le mani un biglietto con un nome, un cognome ed un indirizzo. Sono quelli di suo padre e le mani che le porgono quel biglietto sono quelle di sua madre, dal letto di morte.
Così, nell'arco di poco tempo, Paola - questo è il suo nome - si ritrova ad essere orfana di madre ma anche figlia di un uomo a cui ora riesce a dare un nome, anche se non un volto.

E' una storia toccante, che lascia emergere la fragilità di una ventiduenne che si ritrova sola - pur avendo accanto una nonna ed uno zio sempre presenti - ad affrontare una situazione più grande di lei: un padre. 
Un uomo che lei cerca scrivendo una lettera a quel misterioso nome e inviandola a quell'indirizzo. Un uomo che risponde alla sua lettera e che, pian piano, riallaccia i ponti con una figlia che non ha mai voluto, mai cercato. 

Paola è entusiasta di questo ricongiungimento anche se si sente ancora messa da parte. Roberto, suo padre, ha una vita altrove. Ha una famiglia altrove. Ed anche se la raggiungere per conoscerla e passare del tempo insieme, non la invita a Milano per presentarla a quella che ora è la sua famiglia. Ma nemmeno sembra aver intenzione di rendere partecipe, questa famiglia, del suo passato.

E' una storia commovente soprattutto se si pensa al vuoto che può esserci stato nella vita di Paola e quale improvvisa gioia possa essere iniziare a riempire questo vuoto con occhi, mani, sensazioni, parole, promesse che arrivano da suo padre. Padre: parola a lei estranea fino a poco prima. Parola ora così piena di significato da farla piangere.

La narrazione procede con parecchie divagazioni tanto che la storia di Paola e suo Padre è il filo conduttore di un racconto che spazia parecchio nella vita di lei, nel suo passato, nel suo presente, nelle sue amicizie, nell'ambiente in cui vive, nelle sue aspirazioni. A volte anche troppo.
Alcuni passaggi mi sono sembrati un po' troppo pesanti tanto da farmi dire "...allora, questa storia del padre che fine fa?". 

Da qui una lettura rallentata. 

Sono stata tentata di abbandonare ma sono contenta di non averlo fatto perché verso la fine la situazione ha uno sconvolgimento di fronte che ridona ritmo al racconto. E ammetto di essermi gustata maggiormente le ultime 50 pagine più di quanto non abbia fatto con tutto il resto.

Avrei preferito che venisse maggiormente inquadrata la personalità di Roberto piuttosto che divagare con tanti racconti, a volte superflui, che hanno - questo è vero - dato elementi utili per mettere meglio a fuoco la vita di Paola ma che hanno allontanato l'attenzione da quello che, a giudicare dal titolo, avrebbe dovuto essere invece il perno principale di tutta la storia.

Mi ha emozionata molto la storia delle due amiche di Paola, Sandy e Milena. Soprattutto l'epilogo.

Finale dal sapore agrodolce che, questo sì, mi è piaciuto, nonostante tutto.
Segnalo questa lettura per il Venerdì del libro di oggi: anche se non mi ha del tutto convinta, mi piacerebbe scambiare qualche opinione con altri lettori.

Con questa lettura partecipo alla ChallengeFrom Reader to Reader 2.0, come secondo libro utile per l’ultimo mese di gara.

mercoledì 18 aprile 2018

Il lago dei desideri (S. E. Phillips)

Ne Il lago dei desideri Susan Elizabeth Phillips racconta la storia di Molly e Kevin.

Lei l'ho incontrata nel primo libro della serie dei Chicago Stars. Sorellastra dell'erede della squadra Phoebe, non ha avuto un'infanzia semplice e si è sempre sentita rifiutata da suo padre (lo stesso padre di Phoebe), sentendosi sempre più sola dopo la morte di sua madre, avvenuta quand'era bambina. Ora la ritrovo più matura, ha superato la soglia dei venti anni ed ha una propria vita, dei sogni nel cassetto, un carattere ed una personalità molto particolari. Kevin è una delle punte di diamante dei Chicago Stars. Figlio di un predicatore, è un ragazzo che si nasconde dietro la scorza del campione ma che, fondamentalmente, è ancora alla ricerca del suo equilibrio personale.

Molly è segretamente innamorata di lui. O, per lo meno, ha avuto una cotta da ragazzina.
Nel momento in cui - quando non sono più ragazzini - vengono casualmente a trovarsi sotto lo stesso tetto, la situazione inizia a prendere una piega molto particolare.

Sono due personaggi molto particolari. Molly, soprattuto, è molto strana. Sembra non essere mai cresciuta ed ha degli atteggiamenti a tratti irritanti, fa ragionamenti talmente macchinosi che in alcuni punti avrei avuto voglia di prenderla a schiaffi. E' personaggio che va capito per poter essere apprezzato: a farne una descrizione molto calzante, ad un certo punto della storia, è proprio Kevin.
Di punto in bianco non sei più stata in grado di sopportare la pressione e hai dato di matto. Hai fatto scattare l'allarme anticendio, hai dato via i tuoi soldi, ti sei infilata nel letto di un totale estraneo.... Vivi con l'illusione di dover essere perfetta  ma essere perfetta non è nella tua natura.
Descrizione che calza a pennello. La sua stranezza arriva da lontano: da un rapporto farraginoso con suo padre, dalla perdita prematura della madre, da un peso sulle spalle - arrivato sottoforma di una grande somma ricevuta in eredità - ma anche dal continuo confronto con una sorella di successo e rispetto alla quale non si sente all'altezza. Tutto questo la porta a fare cose sconsiderate come entrare nel letto di quel bell'atleta che conosce appena. Ciò non può non avere conseguenze e la storia si snoda tutta attorno alle conseguenze di quel gesto.

Kevin, a ben guardare, nelle intenzioni dell'autrice è la vittima anche se, onestamente, questa cosa mi ha proprio fatto sorridere. Circuito di notte, mentre dormiva, da una perfetta sconosciuta, senza essersi accorto di nulla... Un po' troppo forzato, secondo me, così come un po' troppo forzate sono le conseguenze di questo episodio. Conseguenze che lo porteranno a decidere di sposare Molly per una serie di motivi, tranne che per amore.

Ed anche di Kevin arriva una descrizione molto calzante dalle parole di Molly.
Ti manca qualcosa al di fuori del football, ma hai paura di andare a cercarlo perchè nel tuo stile tipicamente nevrotico e immaturo credi che dentro di te ci sia qualche cosa che non va e che ti impedisce di trovarlo.
I due si riconoscono, si comprendono e questo mi è piaciuto. Mi è piaciuta quella sintonia che si è creata tra loro anche se sia da una parte che dall'altra si è fatto di tutto per autoconvincersi che non fosse così.
 
Ciò che mi è piaciuto di più, in assoluto, della storia, è l'ambiente in cui Kevin porta Molly poco dopo il matrimonio: deve disfarsi di un campeggio ricevuto in eredità e se la porta dietro. Arrivati sul posto trovano qualche cosa di molto diverso da ciò che Kevin ricordava e descriveva: è un ambiente fantastico, un piccolo angolo di paradiso, descritto alla perfezione dall'autrice che, come nel primo libro, dimostra di saper scrivere e rendere accattivanti le sue storie.

Questa volta a portare un pizzico di pepe sono altre due figure che si troveranno accanto ai protagonisti: Lilly e un misterioso quanto scontroso artista che si svelerà pian piano dimostrandosi un uomo sexy e passionale.

Kevin e Molly hanno intenzione - così hanno deciso assieme a Phoebe e Dan (sorella e cognato di lei, nonchè datori di lavoro di Kevin) - di separarsi quanto prima. Non sempre, però, le cose vanno così come si è previsto.

Il finale è piuttosto scontato, alcuni passaggi mi sono sembrati un po' forzati (anche la storia tra Lilly e il pittore mi sembra un po' forzata, con i tempi decisamente affrettati) e devo ammettere di aver preferito il primo libro che ho letto di questa autrice anche se è riuscita comunque a rendere interessante la storia.

Purtroppo nella versione e-book che ho letto ho trovato degli errori, scambi di nomi piuttosto palesi ed altre piccole magagne che nell'altro libro non ho trovato. Anche se questo libro mi è piaciuto meno dell'altro credo che cercherò altri libri della serie dei Chicago Stars. Lo stile della Phillips mi piace - stavolta ha anche centellinato le descrizioni hard, si è trattenuta - ed il quadro in generale dell'ambiente sportivo narrato si arricchisce di libro in libro. Non mi dispiacerebbe affatto conoscere meglio le storie di altri personaggi che gravitano attorno all'ambiente del football. Vedremo.
Per il momento con questo libro partecipo alla Challenge Di che colore sei? in quanto titolo adatto per lo spicchio rosa, obiettivo n. 2 (sport romance).
Inoltre, partecipo alla VisualChallenge in quanto in copertina si vede un riflesso, utile per questo mese di gara.

venerdì 13 aprile 2018

Non ditelo allo scrittore (A. Basso) - Venerdì del libro

Adoro Vani Sarca. Non posso farci niente.

Adoro il suo modo di fare ed il suo modo di essere anche quando dalla sua bocca escono osservazioni che somigliano più a quelle di uno scaricatore di porto che non ad una giovane donna. 

Adoro il suo modo di fregarsene del mondo ed anche la sua innata voglia di starsene per conto suo. Adoro i suoi eccessi ma, soprattutto, adoro la sua intelligenza, il suo modo di mettere in moto i neuroni nel suo lavoro in case editrice ma anche come collaboratrice del Commissario Berganza. E di quando li metteva in moto a scuola, che vogliamo dire? Ci vogliamo dimenticare quanto fosse brillante quella ragazzina sempre vestita di nero, tetra come un pipistrello?

Con Non ditelo allo scrittore Vani Sarca torna con una nuova avventura che si snoda su diversi fronti. Gosthwriter di mestiere, Vani si trova alle prese con un singolare incarico che ha sempre a che fare con qualcuno che scrive libri per altri. Questa volta, però, non si tratta di lei. Improvvisamente viene alla luce uno strano professore che ha scritto un libro - firmato e portato alla gloria da un'altra persona, oramai defunta - che, però, non è brillante con le parole scritte così come lo è in quelle parlate. Il compito di Vani, e non solo il suo, sarà quello di fare in modo che non si bruci con le sue stesse mani davanti al pubblico che non potrà mai osannare un autore (che perlatro ha un nuovo libro nel cassetto) antipatico, indisponente ed allergico al contatto con altre persone. Perchè così è questo tipo.

Vani non sarà impegnata solo su questo fronte perchè, nonostante il Commissario Berganza tenda a tenerla il più possibile lontana dal pericolo (che non manca mai in un commissariato) è perfettamente consapevole di avere bisogno di quella mente brillante ed intuitiva per cui la coinvolge nel caso attorno a cui sta lavorando. Un anziano mafioso agli arresti domiciliari sembra capace - non si sa come - di continuare a controllare un grosso traffico di stupefacenti ma non si riesce a capire come faccia essendo malato, perennemente solo, con una sola badante attorno e costantemente piantonato. 

L'arguzia di Vani Sarca potrà essere d'aiuto nella soluzione del caso?

Terzo fronte su cui il nostro pipistrello è impegnato è quello personale: riemerge un vecchio amore che noi lettori abbiamo incontrato nel primo libro della serie e che spunta nuovamente in Non ditelo allo scrittore; non si è mai chiarita la situazione tra lei e quel bel Commissario cinquantenne che sa cucinare, ama anche lui la solitudine e condivide con lei il brivido legato al suo mestiere. Vani si troverà a pensare a se stessa, una volta tanto, non come ad una tartaruga solitaria chiusa nel suo guscio ma a prendere una decisione importante, che influenzerà se non il suo futuro, se non altro il suo presente. Sempre che si voglia evitare di farsi film a lungo raggio, in perfetto stile Sarca.

Avevo questo libro in attesa di essere letto da un po'. Come spesso mi capita, attendevo il momento giusto. Ed era proprio arrivato. Mi sono divertita, ho sorriso, ho seguito Vani nelle sue avventure e devo dire che questo personaggio mi piace sempre di più.

Si è consolidata la figura di Morgana, della Vani junior oserei dire, tanti sono i punti di contatto tra le due vicine di casa. Se nelle precedenti avventure le due pipistrelle si erano incontrate e trovate, questa volta il loro rapporto si consolida ancora di più anche grazie a dei piccoli scontri che, a ben guardare, le avvicinano ancora di più. Perché Morgana non solo comprende appieno Vani ma le sa leggere dentro, come nessun altro mai.
Vani in questa storia capisce che è il momento di prendere una decisione importante che non sia legata al suo lavoro: è una donna, non una ragazzina, ed è ora di decidere di guardare oltre il proprio pc o i blocchi degli appunti. 

Mi è piaciuta la narrazione in due tempi, che alterna le vicende della Vani di oggi con quelle della Vani adolescente che aveva già una personalità molto forte e che si trova a fare delle esperienze che poi si porta dietro.  

Un cenno anche ad alcuni personaggi secondari (Irma) o nuovi (Marotta): sono davvero particolari ma non voglio dire di più, vanno scoperti!

Ho già suggerito il primo libro della serie di Alice Basso in un altro Venerdì del libro e non posso fare a meno di farlo anche oggi, suggerendo a chi non l'avesse fatto di leggere tutte le avventure di questo personaggio così particolare.
Con questo libro partecipo alla Challenge Di che colore sei? in quanto titolo utile pre lo spicchio giallo, con componente rosa.

lunedì 9 aprile 2018

La manutenzione dei sensi (Franco Faggiani)

Ho letto il libro La manutenzione dei sensi, di Franco Faggiani, più lentamente di quanto avessi previsto all'inizio e devo dire di aver assaporato ogni parola fino alla fine. 

Quella che narra Faggiani è una storia tenera, intensa, una storia di legami personali che si consolidano nel tempo, altri che si spezzano all'improvviso ma che restano comunque molto forti, altri ancora che stanno per nascere, altri che sono solo accennati e, a ben guardare, non sono proprio destinati ad alimentarsi.
E' anche una dichiarazione d'amore per un ambiente, quello della montagna, che trasmette meraviglia di parola in parola.

I due protagonisti principali - Leonardo Guerrieri e Martino Rochard - sono due solitari. Amano la tranquillità, evitano la confusione e la vita di città non appartiene a nessuno dei due. O meglio, sono loro che sentono di non appartenere a quella via.

Leonardo è un padre affidatario.
Martino è un ragazzino che parla poco e ama starsene per i fatti suoi, figlio di un padre naturale morto suicida in carcere e di una madre che non sa dove sia. Arriva in casa di Leonardo per intercessione di Nina, figlia legittima di Leonardo che, orfana di madre, ne ha seguito le orme facendo volontariato ed entrando, così, a contatto con ragazzini difficili.

Quando i destini di Leonardo e Martino si incrociano, si verrà a creare un equilibrio che rischia di essere mandato all'aria quando al ragazzino viene diagnosticata la sindrome di Asperger. 
Grazie ad un dottore anziano capace di rassicurare Leonardo e di vedere le potenzialità di Martino più che i suoi limiti, questa cosa non creerà troppi problemi. Quando Leonardo decide di trasferirsi in una casa in montagna, con Martino al seguito (Nina andrà all'estero per motivi di lavoro) il loro rapporto cresce e si consolida di giorno in giorno, nell'accettazione reciproca delle rispettive personalità, delle rispettive abitudini, dei rispettivi difetti e delle rispettive necessità. 

Saranno le Alpi piemontesi a fare da culla a questo rapporto che fiorisce con tenerezza, con delicatezza. 
Nel leggere la storia di questa singolare famiglia sono proprio questi gli aggettivi che mi si sono stampati in mente: tenerezza e delicatezza
Mi ha positivamente colpita che questi due aggettivi fossero collegati ad una storia scritta da un uomo e con due uomini per protagonisti. Di solito siamo abituati a leggere storie tenere e delicate con protagoniste femminili ed anche frutto di penne femminili. Questa volta sono stata piacevolmente colpita del contrario.

Accanto ai due protagonisti c'è colui che mi è rimasto maggiormente nel cuore: Augusto. E' una persona semplice che ha sempre vissuto in montagna e che stringe una grande amicizia con Martino. Diventerà il suo mentore, la sua guida, il suo amico per eccellenza. E' un personaggio che mi è piaciuto molto per il modo di entrare nella vita di quel ragazzino in punta di piedi lasciando però segni profondi. Positivi, che sia chiaro! 
Il suo modo di fare, quella complicità che viene a crearsi tra i due, la volontà di trasmettergli conoscenze legate alla vita tra le mucche o a preparare il formaggio mi hanno fatto immaginare una persona che, magari, non avrà avuto un'istruzione universitaria ma che, in compenso, ha trasmesso quell'esperienza e quel suo modo di essere che hanno arricchito Martino più di tanti libri messi insieme.

Mi è piaciuto molto il rapporto che viene a crearsi tra padre e figlio. 
Sì, padre e figlio. Tali sono per me. 
Mi ha commossa quella consapevolezza espressa da Leonardo di quanto Martino abbia saputo tirare fuori la sua parte migliore.

Martino in questi anni ha tirato fuori la parte migliore di me, almeno quella che credevo di aver perso con la morte di Chiara. 
Chiara è la grande assente. Quella donna con cui Leonardo ha condiviso tanto e che tanto le manca. Al punto da non volerne parlare, al punto da farne trasparire l'assenza, nelle more del racconto, in punta di piedi. E' un'assenza pesante eppure Leonardo la trasmette al lettore quasi come se fosse un dolore profondo ma discreto. Mai invadente, mai prepotente. Mi è piaciuto anche questo. 

Il finale mi è piaciuto. E' ciò che mi ero augurata da metà libro in avanti. 
Con questa lettura partecipo alla Challenge Tutti a Hogwarts con le 3 ciambelle nell'ambito della macro-categoria I doni della morte per l'obiettivo Il cappello parlante.
 
Inoltre, partecipo alla VisualChallenge in quanto in copertina i due personaggi piccini piccini che si vedono indossano dei cappelli, ed il cappello è uno degli oggetti utili per questo mese di gara.

giovedì 5 aprile 2018

Il gioco della seduzione (S. E. Phillips)


Lei è bella, una donna di gran fascino e lo sa.
Lui è un duro, ex giocatore di football, abituato alla gloria, alle donne e al divertimento ma ora allena la squadra degli Stars – una delle più importanti squadre di Chicago - quella stessa che il padre di lei le lascia in eredità al momento della sua morte. E non sarà un’eredità facile da gestire soprattutto se lei, Phoebe Somerville, odia il football e non ha avuto un bel rapporto con quel padre che vuole punirla anche dopo la morte, con un gesto di questo tipo. L’ha diseredata in vita ma non gli è bastato. Quell’uomo ha messo su un bel siparietto pensato per piegare sua figlia alla sua volontà – inserirla nel mondo del football – ma anche di punirla mettendogli tra le mani una grossa rogna che sarà (queste credo fossero le sue intenzioni) solo un motivo di umiliazione. Phoebe diventerà proprietaria della squadra solo se riuscirà a vincere il campionato: cosa che appare sempre più difficile alla luce delle recenti prestazioni del team. Nel caso in cui non centrasse l’obiettivo, Phoebe erediterebbe centomila euro ma la proprietà della squadra passerebbe a suo cugino Reed: un personaggio odioso dall’inizio alla fine.
In ogni caso, sia nell’una che nell’altra soluzione, Phoebe dovrebbe lavorare fianco a fianco con il duro di turno - il coach dei Chicago Stars, Dan Celebow – che perde la sua scorza dura piuttosto in fretta, soprattutto quando subisce il fascino di Phoebe.

Il loro primo incontro avviene al funerale del padre di lei. Da quel momento in avanti i due saranno costretti, volenti o nolenti, a frequentarsi per motivi professionali ma ben presto l’esuberanza e la carica erotica di lei – che appare come un’oca svampita che distruggerà la squadra, così la definisce Dan – farà scintille con quell’uomo che riesce a fatica a domare la propria rabbia così come i propri istinti sessuali. 

Tanta l’apparenza che i personaggi tentano di salvaguardare e questo è il primo aspetto che mi è saltato agli occhi. I protagonisti non si mostrano per quello che sono, per lo meno nella parte iniziale del libro. Sia lui che lei hanno una bella immagine di facciata da difendere, in un modo o nell’altro, ma a ben guardare sono fragili e in attesa della persona giusta. Anche i personaggi minori, a dire il vero, non si mostrano propriamente senza filtri!

Phoebe usa il suo corpo come armatura per proteggere una personalità fragile, ferita, in crisi nel profondo e incapace di trovare un posto ben preciso nel mondo. E’ perfettamente consapevole dell’ascendente che ha sull’altro sesso e non lo nasconde affatto. Anzi, il suo corpo, le sue moine, la sua voce suadente sono strumenti di uso quotidiano per una donna che fa fatica a gestire la sua vita, il suo passato ma anche il suo presente e che per niente al mondo intende far vedere questa sua fragilità. Non le importa ciò che gli altri pensano di lei. Anzi, ironizza sui gossip quotidiani (da qualunque parte essi arrivino) e lo fa alla perfezione. Dimostra, però, di essere una donna intelligente, sensibile, capace di ascoltare, consolare e motivare ma anche coraggiosa all’occorrenza.
Mi verrebbe da definirla un’oca per scelta, una bambolina per scelta che nasconde un'anima ferita e rapporti difficili con l'altro sesso. E pensare che tutti la considerano una mangia-uomini!

Anche Dan mostra una personalità piuttosto complessa: stanco di una vita di eccessi, è alla ricerca dell’amore vero, ha un passato che gli pesa ed i cui strascichi emergono spesso, piuttosto spesso, nel suo modo di essere e di relazionarsi con gli altri. 
Cerca una moglie, una madre, una donna con cui metter su famiglia in modo serio. Phoebe non rientra affatto in questo prototipo di donna e lo capisce fin dal primo momento. E’ l’esatto contrario e, a dire il vero, si fa un’idea sbagliata di lei. 

Strada facendo i due si conosceranno e si mostreranno, pian piano, per quello che sono tanto che le reciproche convinzioni inizieranno a vacillare.

Il personaggio di Phoebe è sorprendente. In alcuni punti l’avrei presa a schiaffi. In quanto donna, l’ho odiata caldamente per certi suoi atteggiamenti. Ma si capisce facilmente come tutto ciò sia solo una copertura, un atteggiamento di comodo. E’ credibile, credibilissimo come personaggio. Ci sa fare.
E’ il personaggio che mi è piaciuto di più in assoluto.

Mi è piaciuto anche il modo con cui l’autrice imbastisce una trama in cui c’è molta carne al fuoco senza che ciò rovini l’insieme. Ci sono la storia d’amore, rapporti familiari incrinati (e non solo quello di Phoebe con il suo oramai defunto padre), l’amicizia, la rivalità, la ricchezza, l’arroganza, la voglia di vendetta… Non è un libro banale come ho pensato che fosse all’inizio. Non mancano descrizioni dettagliate degli incontri intimi tra i due protagonisti ma devo dire che, nell’insieme, non stonano affatto. Per non essere un’amante dei romance devo dire che la storia mi ha incuriosita e mi ha riservato anche qualche sorpresa. Tra i personaggi secondari mi è piaciuto quello della sorellastra di Phoebe: una ragazzina che non sopporta quella donna che conosce appena e che ora, alla morte del padre, è la sua tutrice. Non ne sopporta gli atteggiamenti, l'abbigliamento, il tenore di vita, il modo di fare e, soprattutto, non ha mai sopportato la convinzione che il loro padre amasse Phoebe più di quanto non amasse lei. Anche se l’ha diseredata. Anche se non si sono visti per anni. Anche se l’ha sempre considerata il suo fallimento più grande. Perché Phoebe – e questo suo padre lo diceva sempre alla figlia minore – era capace di tenergli testa cosa che Molly (questo è il suo nome) non è mai stata capace di fare. Molly non la sopporta per questo: qualunque cosa sia successa tra i due, suo padre non l'ha mai considerata all'altezza della sua sorellastra e quella sensazione di non essere benvoluta le è rimasta tatuata addosso.

Degne di nota sono anche le descrizioni degli abiti di Phoebe: vestiti scintillanti, completini vedo non vedo, abiti da sirena... avrei tanto voglia di vederli davvero tutti quegli abiti tanto l'autrice è stata brava nel descriverli addosso a quel corpo volluttuoso. E' un'osservazione sciocca, lo so, ma quei capi mi hanno incuriosita davvero: merito dell'autrice che ha dimostrato ottime capacità descrittive.

Non conoscendo il football americano ammetto di essermi un tantino smarrita davanti ai tanti termini tecnici usati ma poi ci ho fatto l'abitudine (e qualcosina me lo sono anche andato a cercare per capire bene di cosa stessimo parlando).

Bei personaggi, ambiente particolare che mi ha fatto piacere conoscere più da vicino, storia ben strutturata, stile fluido e accattivante: credo proprio che leggerò altro di questa autrice. Se non erro questo libro è il primo di una serie per cui non mi mancherà di certo occasione di incrociarla di nuovo tra le mie letture.

Con questo libro partecipo alla Challenge Di che colore sei? in quanto titolo suggerito per lo spicchio rosa obiettivo n. 1.




Inoltre, partecipo alla Challenge Tutti a Hogwarts con le 3 ciambelle nell'ambito della macro-categoria I doni della morte per l'obiettivo storia che si svolge interamente negli Usa.

 

lunedì 2 aprile 2018

Un mese in campagna (J. L. Carr)

Il libro Un mese in campagna è arrivato tra le mie mani per via di una (o meglio, due) challenge di lettura a cui sto partecipando. Non sono riuscita ad apprezzarlo appieno e alla fine, arrivata all'ultima parola dell'ultima pagina, ho fatto un sospiro di sollievo perché mi sono sentita inadeguata ad affrontare una lettura così, che non ho capito appieno. Probabilmente non era il momento giusto e, magari, se dovessi rileggerlo in un altro momento potrebbe andare meglio. Forse mi aspettavo una svolta che, però, tardava ad arrivare. Non so. Sono rimasta un po’ interdetta. 

Non è un brutto libro, sia chiaro. E' solo che non sono riuscita a trovare un minimo di feeling con nessuno dei personaggi e, onestamente, non mi ha lasciato molto.
Vincitore del Guardian Fiction Prize nel 1980, il libro di James Lloyd Carr mi ha permesso di conoscere un autore a me sconosciuto. La storia ha anche ispirato un film di cui, onestamente, non ho mai sentito parlare e che, tantomeno, ho visto.

Il protagonista è un sopravvissuto alla Prima Guerra Mondiale che arriva, nel 1920, in un piccolo paesino della contea dello Yorkshire inglese – Oxgodby – per un restauro. A lui è stato commissionato un lavoro a seguito di un lascito testamentario di una ricca vedova per riportare alla luce un affresco del quattordicesimo secolo, conservato all’interno di una chiesa. Arrivato sul posto, Tom Birkin, questo è il suo nome, si rende conto che non è il solo ad essere stato assoldato per volere di quella vecchia signora: assieme a lui è stato assunto un archeologo con l’incarico di riportare alla luce una tomba che si trova nei pressi della chiesa ed il suo contenuto.

Pian piano, dopo aver occupato la torre campanaria, Tom imparerà a godere del tempo che ha a disposizione e dell’ambiente che lo circonda. Solo, senza occhi addosso, senza dover rendere conto a nessuno se non a chi lo paga per il suo lavoro, si sente libero. Libero in parte, però, mi viene da dire. Reduce di guerra, quelle immagini di violenza gli sono rimaste addosso e fa fatica a liberarsene.
E poi anche sul fatto che sia solo devo dire che non è proprio così. Quello con l’archeologo Moon – persona con la quale si confronta, con cui parla, con cui si trova bene - non sarà l’unico incontro importante per Tom: scoprirà di avere molto in comune con lui, non solo il fatto di essere stati incaricati di riportare alla luce, in quel posto, qualche cosa di vecchio e dimenticato ma arriverà anche qualcun altro a scompigliare le carte in tavola.

La storia è narrata come un lungo ricordo di quello che, per Tom, è stato un periodo favorevole sotto diversi punti di vista: viene scritto parecchi anni dopo il 1920 e il protagonista, narratore in prima persona, sottolinea aspetti di quell’esperienza che, al momento, non gli erano sembrati poi così importanti.
Ciò che più mi è piaciuto di questo breve romanzo sono le descrizioni degli ambienti e ciò che traspare della passione di Tom per l’arte. L’attenzione per i dettagli, i tanti interrogativi che si pone durante il lavoro, la voglia di conoscere ma di farlo senza fretta. Un po’ per terminare il lavoro in modo impeccabile un po’ perché inizia ad avere voglia di prolungare la sua permanenza in quel posto tanto da arrivare a chiedere di restare qualche giorno in più, per ultimare il lavoro, anche dopo essere stato pagato. Da ciò che racconta, Tom non ha nessuno che lo aspetta visto che è stato lasciato da sua moglie (e non è nemmeno la prima volta) anche se sul finale le cose sembrano cambiare. Oxgodby lo ha catturato ed anche la sua gente. I pochi personaggi che compaiono sono tutti importanti per Tom, in un modo o nell’altro.
Interessante il legame che si scopre, verso la fine, tra il lavoro di Tom e di Moon. Un legame che non mi aspettavo e che meraviglia anche il protagonista. 

L’ho letto in e-book – sono presenti anche parecchie note semplici da consultare con un click – e mi riprometto di rileggerlo più avanti, in un momento più favorevole. Solitamente non amo le riletture ma in questo caso sento di averne bisogno, per cercare di raddrizzare il tiro.

Con questa lettura partecipo alla ChallengeFrom Reader to Reader 2.0, come primo libro utile per l’ultimo mese di gara.

Inoltre, partecipo alla Challenge Diche colore sei? in quanto rientrante nello spicchio verde, obiettivo n. 1 (libro che abbia vinto un premio). A dire il vero potrebbe essere utile anche per l’obiettivo n. 2 visto che vi è stato tratto un film.


sabato 31 marzo 2018

Un ristretto in tazza grande (F. M. Rivalta)

Federico Maria Rivalta nel suo libro, primo della serie di Riccardo Ranieri, Un ristretto in tazza grande, mi ha fatto sorridere e mi ha condotta lungo i tortuosi percorsi che hanno portato a risolvere un mistero piuttosto intricato.
Tempo fa avevo letto il suggerimento di Paola per un vecchio Venerdì del libro ed avevo preso un appunto... ora sono riuscita a leggere il libro che all'epoca consigliava. Devo dire che confermo il suo giudizio positivo. Non è un capolavoro, diciamolo, ma è un libro piacevole, ben scritto, con un buon intreccio, ironia e simpatia.

Ranieri è un giornalista che frequenta gli ambienti del Golf Club Frassanelle. 
La tranquilla routine del club, tra le colline del Parco dei Colli Euganei, nei pressi di Padova, viene turbata da una serie di morti che vederanno invischiato, suo malgrado, proprio Ranieri.

E' lui il primo a rinvenire il cadavere del primo uomo assassinato e da quel momenti si susseguono una serie di eventi che lo vedranno con i piedi sempre più affondati nel magma di un caso che, da una parte, vorrebbe seguire in qualità di giornalista improvvisamente promosso alla cronaca ma che, dall'altra, è costretto a seguire in quanto venutosi a trovare più volte nel posto sbagliato, nel momento sbagliato. Qualcuno ha anche cercato di ucciderlo e, sulle prime, non riesce proprio a capire cosa possa avere lui a che fare con quelle morti. Pian piano i nodi della storia iniziano ad allentarsi e Ranieri si troverà a portare avanti delle indagini a modo suo.

E' un giallo che mi ha fatto sorridere, Ranieri viene a trovarsi in situazioni esilaranti ed affronta ciò che gli accade con ironia. Nel leggere alcuni dialoghi mi sono proprio divertita, ho provato ad immaginare determinate scene ed è stato uno spasso. Tutto ciò non penalizza il mistero di fondo: ci sono delle morti tra loro collegate, c'è un assassino da stanare, ci sono dei suicidi, delle circostanze molto particolari che rappresentano dei tasselli di un grande puzzle che va via via componendosi.

Il protagonista mi è simpatico. E' un gran pasticcione, disordinato, capace di sbagliare aeroporto e riuscire comunque a prendere il suo aereo nonostante i pantaloni che gli scendono per via di un bottone saltato nel togliere la cintura che faceva suonare tutti gli allarmi. 
Non sono riuscita ad immaginarlo visto che la descrizione fisica non è così dettagliata ma il tipo mi piace. Mi auguro che con il prossimi volumi della serie possa avere qualche elemento in più, dal punto di vista descrittivo, per farmi un'idea più precisa su di lui, soprattutto dal punto di vista fisico.

E poi è un collega, ammetto di averlo guardato con occhio non troppo critico! Ho immaginato come mi sarei comportata io se mi fossi trovata al suo posto. Per una volta si è trovato dall'altra parte della barricata ed è divertente questo suo doppio ruolo.
Non manca una donna che gli fa girare la testa e che, essendo colei che porta avanti l'indagine, ha anche un ruolo di potere. Fa un tantino la preziosa, è sempre tanto occupata ma... la situazione si fa via via interessante.

Il finale? Non posso svelare nulla in merito perchè toglierei il gusto della lettura ma posso dire che si tratta di un giallo scritto in modo scorrevole, con un protagonista che piace (almeno a me) e che diverte. Ci sono gli ingredienti giusti per apprezzare la lettura e, perchè no, andare alla ricerca delle puntate successive visto che si tratta del primo di una serie.

Con questa lettura partecipo alla Visual Challenge in quanto in copertina è visibile una tazza, parola utile per questo mese.