lunedì 23 ottobre 2017

Il paradosso di Pancrazio (L. Pistillo)

Ho presto in prestito in biblioteca il libro Il paradosso di Pancrazio senza sapere ciò a cui sarei andata incontro. La copertina mi ha incuriosita e mi ha subito fatto pensare, assieme al titolo, ad una lettura diversa dal solito. Almeno per me.
E così è stato.

Pancrazio è un paradosso vivente. Così lo definisce l'autore e così dimostra di essere. Il libro non ha un inizio ed una fine, non ha uno svolgimento vero e proprio, non c'è da aspettarsi un colpo di scena, una evoluzione, no. Pistillo propone il racconto di episodi, attimi di vita che hanno per protagonista un uomo che appare sfornito degli strumenti giusti per affrontare ciò che la vita gli pone davanti.

E' un uomo piuttosto ingenuo, capace di imbattersi in situazioni esilaranti ed assurde ma molto, molto vicine alla realtà.
Alcuni episodi, in particolare, mi hanno fatto sorridere più degli altri.
Le chat erotiche, il primo. 
La confusione della chat pubblica, l'approccio più personale nella chat privata, l'immaginazione, le aspettative, le sorprese dell'incontro dal vivo. Lui sarà pure un po' ingenuo, ma quel che gli accade non è poi così lontano da ciò che può accadere a chiunque. O meglio, di ciò che poteva accadere soprattutto agli albori dell'uso delle chat di gruppo, oggi soppiantate da nuovi strumenti di comunicazione e di incontri telematici.
Questo è l'episodio che mi ha fatto sorridere di più. 
Sugli altri ho trovato davvero situazioni paradossali che, comunque, sono perfettamente in linea con il titolo e con quello che, credo, fosse l'obiettivo dell'autore.

Probabilmente si tratta di un libro adatto come base per una sceneggiatura. Me lo immagino rappresentato su un palco, a teatro, quel Pancrazio lì! Magari rende meglio di quanto non abbia reso, almeno al mio cospetto.
Perché se è vero come è vero che l'avventura in chat mi ha strappato qualche risata, per il resto non sono riuscita ad apprezzare più di tanto la storia. Non è proprio il mio genere, io non sono una lettrice adatta per storie di questo tipo.

In alcuni momenti non sono riuscita a capire bene se mi facesse più compassione o più rabbia avere davanti un personaggio di questo tipo.  

Quello che ho ben capito è che Pancrazio è un uomo profondamente solo. Non ha dialogo nemmeno con i suoi genitori - con una madre sempre pronta a difenderlo anche se non è più un ragazzino imberbe - e questa solitudine contribuisce a renderlo ancora più impacciato. Ecco che si fa fregare da uno spaccaossa che è palesemente un impostore ma del quale lui si fida e dal quale torna anche dopo una negativa esperienza. 
E' un personaggio che fa ridere, con il suo modo di fare, ma che mi ha lasciato addosso una certa tristezza. Chissà quante ce ne sono, in giro, di persone come lui. Sole. Ingenue. Incapaci di farsi valere. Alla ricerca di qualcuno o qualcosa a cui aggrapparsi per dare un senso alla propria vita. 

Non mi è piaciuto più di tanto ma non mi ha nemmeno lasciato del tutto indifferente anche se, sono sincere, non vedevo l'ora di terminarlo e passare ad altro. 

Suggerisco le vicende di Pancrazio a chi apprezza il genere grottesco, satirico, con un personaggio un po' ingenuo, senza arte ne' parte, un po' stralunato e che sembra sempre fuori posto (ma chi, alla fine, nella propria vita può dire di non essersi sentito un po' Pancrazio?) o a chi vuole leggere qualche cosa di diverso dal solito, con terminologie anche ricercare, dialoghi a volte in vernacolo e - quasi sempre - con discorsi sconclusionati.

E con questa lettura partecipo alla Challenge La ruota delle letture per l'obiettivo libro con copertina gialla.

sabato 21 ottobre 2017

Il sangue non mente (D. Kalla)

L'autore del libro Il sangue non mente mi era del tutto sconosciuto quando ho preso tra le mani quello che mi sarebbe stato utile per l'ultima tappa della The Hunting Word Challenge per la parola SANGUE, presente sia nel titolo che raffigurata in copertina.
Mi sono trovata a leggere un thriller avvincente, con qualche forzatura ma comunque piacevole da leggere. Questa volta non ho avuto a che fare con commissari invincibili ma con un medico di pronto soccorso che si trova, suo malgrado, indagato per l'omicidio della sua ex fidanzata e di un altra persona. 

Benjamin, questo è il suo nome, è un medico che di solito collabora con la polizia di Seattle per via della sua formazione ma questa volta ha lui stesso la polizia alle calcagna visto che sul luogo del delitto viene trovato il suo sangue.
"Impossibile", dice lui professandosi innocente ma sono diversi gli indizi che parrebbero dire il contrario. 

La parte che mi è sembrata più assurda di tutte è quella in cui Ben veste i panni del fuggitivo e riesce a scappare fin troppo facilmente, secondo il mio parere. Per il resto, lui stesso porterà avanti delle indagini che lo porteranno a dubitare anche della morte di suo fratello gemello, Aaron, scomparso due anni prima. Non ha più nessuna certezza, Ben, ed arriva anche a dubitare di tuti coloro che ha attorno. 
E' sicuro di essere stato incastrato da qualcuno ma non riesce a capire chi possa essere ma nemmeno il perchè di tutto ciò. Di congetture ne fa parecchie, fa indagini da solo, non si fida nemmeno del suo avvocato. Ovviamente tutto ciò lo porta molto vicino (in alcuni casi dentro fino al collo) a situazioni pericolose rischiando la propria vita.

Vuole vederci chiaro, però, e intende arrivare fino alla fine per dare delle risposte ai tanti interrogativi che lo tormentano.

Devo ammettere che se avessi dovuto scegliere dalla copertina mi sarei tenuta alla larga da questo libro: non mi piace affatto! Rende l'idea del contenuto del libro, si parla di analisi del sangue, di Aids, di tossicodipendenza. Però non è una copertina che mi avrebbe convinta se non fosse stato per la challenge.

L'autore scrive bene anche se ammetto di aver trovato qualche errorino - anche se poca cosa - sulla copia cartacea che ho trovato in biblioteca.

La trama è avvincente anche se, essendo reduce da un libro di Nesbø, ho fatto di tutto per evitare di fare confronti certa che questo libro ne sarebbe uscito sconfitto. La narrazione alterna due piani temporali: alle vicende presenti si alternano i ricordo del protagonista palesando i quali si aiuta il lettore a capire alcuni precedenti e alcuni passaggi importanti ai fini della storia.
L'ambiente medico da un tocco di originalità al racconto e, tutto sommato, è una lettura passabile anche se non mi sento di dire che sia un libro eccellente.

venerdì 20 ottobre 2017

Mai più senza libri (P. Carnavas) - Venerdì del libro

Bellino davvero! Ero alla ricerca di una storia da leggere a voce alta a scuola, in occasione del mio impegno con Libriamoci, letture a voce alta nelle scuole che porto avanti da qualche anno.
Mai più senza libri mi è sembrato proprio adatto.


Immagini molto belle e allo stesso tempo semplici ma significative si sommano ad un testo breve ma efficace.
In sintesi, due fratellini amano i libri e ne sono letteralmente sommersi. Sono i libri il loro tesoro più grande. Non hanno una casa, vivono in una roulotte, eppure il loro mondo è ricco di storie, di avventure, di emozioni.
Quando lo spazio diventa davvero troppo poco e bisogna sbarazzarsi dei libri si rendono conto che in quel momento, sì, sono diventati davvero poveri.
Lo spazio vuoto lasciato dai libri è troppo. Troppo il silenzio che resta, troppo fragili gli equilibri minacciati dall'assenza di quel tesoro.
Impossibile vivere così. Fino a che... non spunta un libro da una borsa. 
I due fratellini hanno scoperto come fare per avere comunque libri senza doverli acquistare. Scoprono la biblioteca e, con essa, tutta la famiglia scopre il piacere di leggere insieme una storia. 
E' una storia estremizzata - due bambini poveri, che vivono in una roulotte, che possiedono centinaia di libri... - ma secondo me rende molto bene.

Bello. Mi è piaciuto. 
Breve, dicevo, ma racchiude il senso del mio impegno nella diffusione dell'amore per i libri.
Io adoro le biblioteche, mi piace cercare, spulciare tra i titoli, girovagare tra gli scaffali ed una storia così non poteva che piacermi.
E' da un po' che non propongo libri per bambini all'appuntamento settimanale con il Venerdì del libro. Oggi, settimana precedente a quella in cui prende avvio il progetto Libriamoci, ho voluto cogliere al volo l'occasione.

Ps: guarda caso, l'ho trovato in biblioteca!

martedì 17 ottobre 2017

Il lavoro perfetto (A. Ciancaleoni)

Ci ho messo un po' a capire quale lavoro avesse accettato, praticamente a scatola chiusa, la protagonista del libro Il lavoro perfetto
Bianca, questo è il suo nome, poco dopo la laurea si trova tra le mani un contratto di lavoro a tempo indeterminato che stenta lei stessa a comprendere ma che sottoscrive senza pensarci troppo. Il settore è quello delle traduzioni - un settore che le si confà, anche se il suo sogno è un altro - e il fatto di essere un lavoro a tempo i n d e t e r m i n a t o le sembra quasi un piccolo miracolo! 

Solo strada facendo si renderà conto di essersi imbattuta in un luogo molto singolare, con turni di lavoro tutt'altro che rispettosi del contratto nazionale, con straordinari pagati fuori busta paga e con superiori piuttosto arroganti e un tantino strani. E se, inizialmente, si era chiesta come mai diversi colleghi se ne fossero andati ed altri continuino ad andarsene, pian piano capisce il perché. Così come inizia a sentirsi una vittima di quel sistema e di quel modo di concepire il lavoro.
Bianca è una ragazza singolare, piuttosto goffa e pronta a fare una gaffe dietro l'altra. La sua storia è narrata con ironia ed ogni tanto l'autrice strappa una risata che, però, muore sul nascere quando si incontrano delle incongruenze piuttosto palesi nella narrazione. 

Qualche esempio? 
Bianca dichiara di non essere automunita - tanto da considerarlo come un problema da superare facendosi accompagnare al primo colloquio di lavoro da suo padre - ma all'improvviso se ne esce alla guida della sua auto, sua di lei, con la quale va al lavoro. Ovviamente tra il momento del colloquio e l'avvio del lavoro passa del tempo per cui è anche pensabile che l'auto l'abbia comprata ma, visto che il fatto di non essere automunita viene sottolineato con una certa enfasi all'inizio, perché non dare nessun accenno a questo cambiamento di stato?
Sono pignola? Eh sì. Lo so.

Andando avanti, si dice che arrivano CINQUE valenti giovani per un colloquio. Dovrà essere lei la formatrice e lei a fare una selezione per scegliere chi possa essere assunto. Ebbene, i CINQUE risultano ripondere ai seguenti nomi: Elisabetta, Sylvie, Sabrina, Renè, Davide, Francesco. C'è qualcosa che non torna.

Sono dettagli che, però, non mi permettono di dare un giudizio positivo ad un libro che potrebbe avere del buon potenziale ma che, secondo me, meriterebbe una revisione più approfondita.

Mi disse che mi avrebbe chiamato non appena avrebbe saputo tutti i dettagli. 
Ho chiesto a mia figlia di dodici anni di leggere questa frase e dirmi se è corretta. Ci ha messo due secondi a dirmi di no, che c'è un errore nell'uso dei verbi. Io sarò pure pignola, ma certe cose mi fanno subito accendere una lampadina che non depone affatto a favore del libro.
Nel complesso la storia non è male anche se, in alcuni momenti, avrei voluto prendere a schiaffi Bianca. Una storia simpatica, però, non basta per rendere un libro un bel libro.
Le vicende lavorative di Bianca enfatizzano un po' (anche se in alcuni casi si vivono situazioni anche peggiori) esperienze lavorative che possono anche rispondere alla realtà, apprezzo l'impegno della giovane autrice di mettere in mano al lettore una storia capace di far sorridere ma anche innervosire (e ogni volta che un libro provoca emozioni secondo me in qualche modo funziona) ma le mie perplessità restano.

La copertina, però, mi piace parecchio!

Con queto libro partecipo alla Challenge From Reader to Reader 2.0. E' il terzo libro utile per le letture del mese di ottobre.

lunedì 16 ottobre 2017

L'uomo di neve (J. Nesbø)

Con Nesbø ho un problema molto serio: non riesco a mollare i suoi libri. Nel momento in cui inizio la lettura sono consapevole della difficoltà di smettere. Così, succede che - avendo il libro in lettura sempre con me, in borsa - ritardo di 10 minuti la palestra e mi metto a leggere un capitolo in macchina, nel parcheggio; un altro capitolo lo leggo al centro commerciale mentre attendo che mia figlia torni dal negozio in cui si è recata con un'amichetta, mentre attorno a me brulicano centinaia di persone rumorose; passo la notte (quasi) in bianco per arrivare alla fine. 
Ecco, questo è il rischio che corro con lui.
E lo corro sempre sempre volentieri.

Con L'uomo di neve continuano le avventure di uno dei commissari più tosti che conosco: Harry Hole. Perennemente alle prese con i suoi demoni interiori, con una vita sentimentale piuttosto instabile, con alcune figure che sono oramai imprescindibili quando si parla di lui. 
Rachel e Oleg: queste sono, principalmente, le figure a cui mi riferisco.
Rachel oramai è insieme ad un altro uomo e la storia con Hole è (o meglio, dovrebbe essere) definitivamente relegata nel passato di entrambi. Eppure... eppure Oleg continua a riferirsi a lui quando parla di suo padre (il suo papà biologico non ha mai vissuto con lui e sua madre ed è lontano da loro, da sempre). Eppure Rachel non riesce a dimenticare quell'uomo così combattuto tra il suo lavoro - a cui dà anima e corpo - e la sua voglia di dimenticare con un bicchiere di Jim Bean in mano. O forse due, o tre...

Non ha ancora vinto del tutto la sua battaglia con l'alcolismo, Harry Hole, ed i suoi colleghi sanno bene di avere a che fare con un uomo che ha dei limiti ben precisi sul lato personale ma che, questo è indubbio, sul suo lavoro ci sa fare. E' un uomo intuitivo, capace di riconoscere i propri errori e pronto a dare tutto se stesso soprattutto quando c'è di mezzo la sua famiglia, o quella che considera tale. E sul lavoro è uno tosto sia dal punto di vista meramente operativo che in quanto ai ragionamenti che stanno alla base delle varie indagini.

Anche stavolta, e non è la prima volta, Hole è a caccia di un assassino che ha preso lui stesso di mira. Lui e le persone che gli stanno a cuore.
Non è una novità, così come non lo è il fatto che si le apparenze ingannino, che niente è come sembra e che la svolta arriva dal punto in cui meno è prevedibile che arrivi.

Lo schema narrativo di quello che è il settimo libro della serie Harry Hole non è affatto nuovo e questo in linea di principio potrebbe stancare. Elementi comuni alle precedenti storie potrebbero far puzzare la storia di stantìo... ma non scherziamo! 
Non è affatto così. 
La scrittura di Nesbø è fluida e chiara, così come è indubbia la sua capacità di tenere il lettore in pugno, fino alla fine. 
Con il fiato sospeso: sono rimasta letteralmente con il fiato sospeso e non esagero...

Ad Oslo è arrivata la neve.
Può un innocuo pupazzo di neve essere un elemento capace di fare da legame tra terribili delitti che vedono, come vittime, delle donne? Può essere un serial killer che lascia tracce per essere trovato da qualcuno che sia dotato del giusto acume per mettere insieme una serie di piccoli pezzi sparsi ad arte?
Quest'uomo non può che rispondere al nome di Harry Hole. Sarà lui il commissario incaricato delle indagini con una squadra che, per suo volere, sarà ridotta ai minimi termini e con qualche amico su cui poter contare. 
Sono parecchi i personaggi le cui storie si intersecano ne L'uomo di neve. Alcuni arrivano dal passato, altri sono del tutto nuovi, altri ancora destinati a non lasciare nemmeno un piccolo segno nella vita di Hole mentre altri, anche se non si direbbe, la segneranno in modo molto chiaro.
Non sono indagini semplici e si arriva troppo presto ad una soluzione che, però, non convince Hole. Una soluzione di comodo, che potrebbe far uscire a testa alta l'intero commissariato e le sfere alte del potere ma che non convince. E' così che Hole va avanti a testa bassa, con i suoi metodi, con le sue intuizioni e trova nessi tutt'altro che casuali tra le morti di oggi e diverse morti del passato, apparentemente inspiegabili. 

Harry si imbatte in una collega che rischia di segnare la sua fine come commissario.
Si imbatte in un uomo che è l'esatto contrario di ciò che vuole mostrare di essere.
E si imbatte in un amore che non ha bisogno di parole. E' così, punto e basta. Volenti o nolenti. 

Protagonista assoluto di questo libro è Hole, anche se ammetto di aver guardato con un occhio piuttosto attento la figura del piccolo Oleg. Eh sì! In passato ho commesso l'errore di leggere uno dei libri successivi a questo che hanno proprio Oleg - un giovane Oleg e non più un ragazzino - come protagonista per cui, conoscendo alcuni sviluppi, l'ho tenuto parecchio sotto controllo!
Mi è rimasto qualche dubbio solo attorno alla figura di un tizio che entra in casa di Hole dicendo di doverla bonificare da antipatici e pericolosi funghi. Una figura misteriosa, a mio avviso, che non mi pare abbia avuto un ruolo nel racconto. Allora, a che è servita la sua introduzione? Che sia un gancio con il prossimo libro della serie? Lo scoprirò presto! 

Con questa lettura partecipo alla quarta ed ultima tappa della The Hunting Word Challenge con la parola NEVE che trovo nel titolo e raffigurata in copertina.
Inoltre, partecipo anche all'ultima tappa della challenge Leggendo serialmente per l'obiettivo generico: autori nordici! Un obiettivo che adoro, perchè vi rientra un autore che adoro.

venerdì 13 ottobre 2017

Una donna (S. Aleramo) - Venerdì del libro

Una storia d'altri tempi, attuale più che mai. Questo è ciò che ho pensato nel leggere la storia di Sibilla Aleramo, al secolo Marta Felicina Faccio detta Rina. 

Una donna è un libro autobiografico non semplice da leggere e più impegnativo di tanti libri moderni: una scrittura fluida ma datata, quella che propone l'autrice, per una storia che in alcuni passaggi non è del tutto chiara ma lasciata all'intuizione del lettore nel risalire a fatti e personaggi sottintesi. Sottintesi per scelta, sia chiaro, non certo come incidente di percorso. Ciò che l'autrice non dice con le parole, lo trasmette con le emozioni. E devo ammettere che la sua storia è un crescendo di emozioni, soprattutto nell'ultima parte, quando le si profila una scelta difficile, la più difficile della sua vita.

Posso dire che, letta l'ultima riga del libro, ho avuto il bisogno di stringere mio figlio al petto e sentire il suo respiro accanto a me, tanto mi è rimasta dentro la sofferenza di quella madre. 

Una donna. Una figlia. Una madre. 
Una donna - il libro è stato scritto agli inizi del Novecento - che diventa tale in fretta. La vita le porrà accanto un uomo che la vedrà più come l'occasione per fare strada (figlia di un imprenditore, è il classico buon partico) e che non l'amerà mai come merita. Lei, d'altronde, arriverà al punto di odiare quell'uomo per il quale è sempre stata e continua ad essere un mero corpo da possedere. Non sa cosa sia l'affetto, cosa sia la complicità, cosa sia la passioni tra le mura domestiche. 
Una figlia di genitori che non si amano, di una madre che impazzisce, un padre distante.
Una madre profondamente innamorata di suo figlio, che trova in lui il suo unico scopo di vita ma che si troverà a fare una scelta che riguarderà proprio questo suo figlio da vicino.

La protagonista è anche un'amante. Sì, perchè trova qualcuno da amare anche se in modo clandestino. Ne parla di passaggio, quasi come se non avesse importanza, ma l'aver trovato qualcuno che la fa sentire realmente donna, realmente amata e desiderata è un tassello importante della sua vita. 

Una donna con le sue contraddizioni, con le sue fragilità ma anche con una forza tale da metterla in condizione di alzare la testa e scegliersi un posto nel mondo, anche se questo vuol dire compiere un sacrificio estremo, anche se la legge non è dalla sua parte, anche se suo figlio ne soffrirà. Ed è una donna che rivendica la sua libertà, provando sulla sua pelle quanto questo possa essere doloroso.
Perchè nella maternità adoriamo il sacrifizio? Donde è scesa a noi questa inumana idea dell'imolazione materna? Di madre in figlia, da secoli, si tramanda il servaggio. E' una mostruosa catena. Tutte abbiamo, a un certo punto della vita, la coscienza di quel che fece pel nostro bene chi ci generò; e con la coscienza il rimorso di non aver compensato adeguatamente l'olocausto della persona diletta.

Per quello che siamo, per la volontà di tramandare più nobile e più bella in essi la vita, devono esserci grati i figli, non perchè, dopo averli ciecamente suscitati dal nulla, riunziamo a noi stessi...
Si pone degli interrogativi importanti, la protagonista e ammetto di aver molto riflettuto in merito a ciò. Siamo in un'epoca in cui le donne iniziano ad alzare la testa, dove iniziano a circolare le idee di femminismo e di riscatto sociale per il gentil sesso e sono temi, questi, che fanno da sfondo all'intero racconto.

Dicevo, in apertura, che è un romanzo molto attuale, datato ma attuale.
E' attuale il conflitto tra la donna, la figlia e la madre. E' attuale la sofferenza per un allontanamento che il cuore non vuole ma a cui è costretta dalle circostanze. E' attuale una convivenza senza amore, protratta solo per il bene di un figlio che, innamorato della propria madre, non potrebbe mai pensare di vivere senza di lei.
Eppure... eppure la protagonista scoprirà che si sopravvive anche al dolore più grande. E lo si fa con dignità, senza dimenticare, con la consapevolezza di aver fatto di tutto per riavvicinarsi alla da cui si si è dovuti allontanare, con la certezza (o meglio, con la speranza) che un giorno questo riavvicinamento si concretizzerà.

Un bel libro. Non è stato scorrevole, non lo nego - ci ho messo più tempo del previsto ad arrivare alla fine - ma solo per via delle difficoltà dovute al fatto che vengono usati termini obsoleti, espressioni d'altri tempi. Superato tale scoglio, ci si rende conto di quanto sia ben scritto e di quanto sia capace di trasmettere emozioni. Con me, per lo meno, è stato così.

Con questa lettura, che propongo per il Venerdì del libro di oggi, partecipo alla quarta ed ultima tappa della The Hunting Word Challenge con la parola DONNA che trovo nel titolo e raffigurata in copertina.

martedì 10 ottobre 2017

Tutti i nostri oggi sbagliati (E. Mastai)

Originale. Senza dubbio originale. Ed anche piuttosto geniale, direi. Tanto geniale quanto intricato soprattutto nei passaggi tecnici e non semplice da seguire per chi, come me, non è poi così preparata in fatto di discorsi scientifici.

Il mio giudizio in merito al libro Tutti i nostri oggi sbagliati non è semplice da esprimere. Non è un genere che amo, su questo non ho dubbi. E in alcuni passaggi – soprattutto all’inizio – mi sono letteralmente persa lasciando scorrere le parole sotto ai miei occhi senza curarmi troppo del significato delle frasi. Nella prima parte ho davvero fatto fatica.

Siamo in un 2016 diverso da quello che tutti conosciamo. E’ un 2016 perfetto, senza guerre, senza inquinamento, senza il caos quotidiano dovuto al traffico o a qualsiasi altra cosa possa turbare i sereni equilibri di un mondo in cui la scienza ha fatto passi da gigante e dove le comodità di oggi sarebbero considerate al pari delle scoperte del medioevo. Qui vive Tom. In un 2016 in cui si va in vacanza sulla Luna e dove i viaggi temporali non sono poi così lontani dal diventare realtà. Ed è tutto nella norma, nulla è considerato straordinario.

Il mondo è così com’è grazie ad una invenzione straordinaria, quella sì che lo è, risalente agli anni ’60, frutto della mente di Lionel Goettreider, un brillante scienziato che dà vita ad un sistema di produzione energetica che non produce rifiuti di nessun tipo sfruttando la rotazione terrestre. Una forma energetica rivoluzionaria, una scoperta che segnerà la storia, una invenzione che ha cambiato le sorti dell’umanità tanto da stabilizzare, nel 2016, una situazione che ai nostri occhi appare fantascientifica. Lì è la normalità.

Cosa può capitare se una nullità come Tom (che vive in quel 2016) si trova protagonista di una vicenda che gli permetterà di andare indietro nel tempo per influenzare quello che sarà il futuro? E se questo viaggio indietro nel tempo sarà motivato da una vicenda personale per cambiare la quale Tom non si rende conto di correre il rischio di cambiare il suo presente?

Come ben si comprende si tratta di un libro particolare, con tante descrizioni scientifiche che, onestamente, mi hanno anche un po’ annoiata. Torno a ripetere che si tratta di una storia geniale che, però, deve catturare altrimenti il rischio è di andare avanti nella lettura più per inerzia che per effettivo interesse circa le sorti del protagonista e degli altri personaggi che entrano in scena.

Non manca qualche colpo di scena ma io ammetto di non essere riuscita ad apprezzare la lettura nell'insieme. Probabilmente è un mio limite, una mia incapacità di giocare a fondo con la fantasia. O, probabilmente, è il fatto che non ami molto la fantascienza a porre tale limite. Non vado matta per i distopici, per le storie di questo tipo.... Non so. Fatto sta che non ce l'ho fatta ad apprezzare Tom che si trova a convivere, ad un certo punto, con altri due se stesso che arrivano da epoche diverse ed hanno caratteristiche diverse. Non sono riuscita a provare simpatia per nessuno dei tanti. Nessuna empatia anche con altri personaggi che mi sono sembrati tessere di un mosaio che sono riuscita comunque a comporre ma che non mi ha lasciato molto.

Quello che posso dire è che mi sono posta anche io l'interrogativo di fondo del libro: cosa farei se avessi l'opportunità di andare indietro nel tempo? Cambierei qualche evento assumendomi, però, la responsabilità delle conseguenza a ciò legate?
Bella domanda! Onestamente non credo proprio che lo farei.

Con questo libro partecipo alla Challenge La ruota delle letture per l'obiettivo Banner La biblioteca di Eliza. Pur non avendolo apprezzato appieno è stata per me l'occasione di avvicinare un genere con il quale ho poca familiarità e che, probabilmente, se non fosse stato per la Challenge sarebbe stato ancora a lungo lontano da me.